Ombrapenombrabuio - PENOMBRA

Location: Bologna - STUDIO ART 74 - Via Massenzio Masia 12 C/D
Artisti: Trevor Brown, Francesco Ferri, Massimo Sordi, Danilo Vuolo

È una penombra inquieta che ci attende, lo sconfinamento di oggetti comuni che vengono resi quasi irriconoscibili da agenti luminosi, uno stato che funge da passaporto per un viaggio in una dimensione quasi surreale.
Una serie di immagini, che dopo aver nascosto e raccontato, vanno a dimostrare quanto può essere ingannevole e labile il concetto di raffigurazione, specialmente in fotografia, per situarsi in un limbo che non permetta una vera e propria codificazione ma dove l’unico modo possibile per comunicare sia lasciarsi suggestionare,

parlare il linguaggio di uno stupore, di un respiro trattenuto. La penombra è la zona di confine tra la luce e l’ombra, dove il chiarore non ha ancora ceduto all’oscurità o al riparo.È forse la zona di confine per eccellenza, il luogo dell’accadimento, dove un corpo si interpone tra la luce diretta e l’ombra che ne verrebbe proiettata. La penombra è il terreno per una sperimentazione dopo l’insolazione, come a dire che sulle possibilità date simbolicamente dalla conoscenza (metaforicamente dalla luce) si costruisce un universo che ...



Ombrapenombrabuio - BUIO

Location: Bologna - STUDIO ART 74 - Via Massenzio Masia 12 C/D
Artisti: azt, Paola Mattioli, Sabrina Muzi, Marco paganini

Il buio è forse la condizione più particolare del vedere. Dopo la sovraesposizione, dopo il “tutto esposto” forse, per l’arte, è necessario fare un passo indietro e rientrare nel buio. Un buio non inteso come oblio, segregazione o abiezione ma come condizione per un’estetica decisamente più raffinata, per un pensiero intorno all’opera e alla poetica più attento e in grado di convergere su diversi fronti allontanandosi da una superficie impermeabile all’immaginazione.
Guardare un mondo “buio” è determinare

una serie ampliata di possibilità percettive. Entrano in gioco i restanti sensi che vengono mantenuti sulla soglia di uno stato d’allerta costante, senza mai poter abbassare la guardia.
Le immagini di Buio, in senso metaforico, appartengono esattamente a questa dimensione; da un lato la frantumazione di un mondo che, al nero, perde ogni sua possibilità di esistere, sull’altro versante, una serie di mondi che nel “nero” trovano la loro dimensione d’esistenza privilegiata. Una serie di incontri nella scia di tenebra...



FAC IN CHRISTMAS

Location: Italia

…un’immagine per il Natale che potesse essere anche autoironica e non solamente stucchevole come al contrario, da sempre, appaiono le icone destinate alle festività. Si potevano pensare mostre o decori, cene-evento o cucine-in-tema…abbiamo preferito arrivare direttamente tra i regali, essere scambiati come figurine, utilizzati per le dediche, più o meno sentite, che il periodo natalizio porta a scrivere.

La FAC-in-Christmas card è stata un piccolo happening silenzioso che non ha lasciato indifferente chi si è trovato tra le mani la piccola stampa 10x15: amata o strappata, gettata tra i rifiuti o letta come sberleffo, identificata con una gestualità specifica o vezzeggiata. Comunque “sentita”…come lo spirito del Natale dovrebbe essere! Happy FAC-in-Christamas at all!!!



USTIONI

Location: Firenze - Via dei Della Robbia, 82
Artisti: Davide Allieri, azt, Fabrizio Cotognini, Giovanni Gaggia, Dario Ghibaudo,
Oscar Giaconia, Andrea Magaraggia, Sebastiano Mauri

In occasione dei conflitti di “Brucia Babilonia” USTIONI propone una mostra dai toni quantomeno bollenti: una serie di opere assolutamente rigorose a livello formale in grado di fare un punto della situazione preciso e mordace sui nostri tempi in caduta libera; opere che in maniera assolutamente originale ed eterogenea raccontano lucidamente un contemporaneo sempre più offuscato: Davide Allieri “transessualizza” un modello impensabile; azt riordina le scottanti parole del “condannato a morte” di Genet su una serie di cappelli da uomo, classica icona

della virilità; Fabrizio Cotogniniindaga a mezzo pittorico un remake da piaga biblica; Giovanni Gaggia ci restituisce in maniera surreale l’assurdità e l’infantilità della violenza; Dario Ghibaudo ci mostra un planisfero soffocato a duemila anni e più dall’apparizione e dalla scomparsa di Dio; Oscar Giaconia mette in scena l’ibrido di una modificazione dei tratti umani; Andrea Magaraggia indaga sulla possibilità di “plasmarsi” con l’assenza o attraverso il recupero senza filtri e Sebastiano Mauri propone una messa panteistica dove vengono riscattate...



Ombrapenombrabuio - Ombra

Location: Bologna - STUDIO ART 74 - Via Massenzio Masia 12 C/D
Artisti: Maurizio Agostinetto, Mariangela Bombardieri, Luigi Ghirri,
Alessandro Rizzi

Quando l’ombra sparisce alla luce del sole e ciò che resta della proiezione del corpo è solo una traccia sbiadita, quello che compare nel campo visivo è un’immagine luminescente, sparata…carica di un mistero dovuto probabilmente all’accecamento. L’ombra in questo caso è ferita, spezzata nel suo farsi scura, destinata comunque a divenire ectoplasmatica. L’ora della massima proiezione è il mezzogiorno, ma il sintomo dell’agguato e il tema della scomparsa è nei paraggi: non un’ombra sul tramonto ma la secchezza di una serie di forme

spigolose appartenenti al proprio io opaco, che si scheggiano e si spaccano qualche centimetro più in basso.L’ombra di OMBRAPENOMBRABUIO appartiene a questa temperatura: più che un resoconto trasognato è un’interferenza tra sogni e luminosità differenti in cui l’ombra, quando esiste, è artificiale o substrato della notte. O riflesso di un catalogo di meraviglie comuni. Dell’ombra è probabilmente più interessante decretarne la sua assenza proprio per la possibilità di “disegnare” mondi che non appartengono alla realtà ma sono sospesi nella violenza...



Lettera e testamento

Location: FAC Room - Milano
Artisti: azt e Maria Cristina Carpi

Dire, fare, baciare…e dichiarare con una lettera, una missiva che però prima di essere riscritta viene depurata dalla sua carica emotiva e affettiva per divenire un resoconto secco e tagliente di lemmi stesi in ordine alfabetico.
Un po’ come riavvolgere il nastro delle vecchie VHS, un po’ come rimettere in ordine gli ingredienti usati nella preparazione di una pietanza. La portata in questo caso si chiama “Lettera d’Amore”, e lo sarebbe a tutti gli effetti se non fosse stata completamente sezionata come durante un’autopsia.

azt è il “perito” che innesca uno strano gioco in cui le parole non significano più niente se le si pensa in un ambito di significazione o sintattico e allo stesso tempo ce le restituisce crude, con tutto il loro strascico di pensieri e nervature. Le infinite a, a, a, a o le congiunzioni che non sono più l’anticipo di un “ti amo” o un “…e poi volevo dirti” diventano solo macchie sonore (se le si recita) in un stesura stonata quanto maniacalmente ordinata. Non un mantra, perché non sono poi così abbondanti le ripetizioni, ma una possibilità per capire di quante lettere ...



The Wall

Artisti: Davide Allieri, Franko B., Mariangela Bombardieri, Enrica Borghi, Maria Cristina Carpi, Paola Consonni, Fabrizio Cotognini, Cesare Fullone, Carlo Gloria, Paola Mattioli, Sebastiano Mauri, Gianni Moretti, Marco Paganini, Marco Pezzotta,
Annalisa Riva, Aldo Runfola, Claudio Francesco Maria Simonetti, Ivana Spinelli, Arianna Vanini

Al muro è appesa una collezione di asterischi non troppo catalogati, non eccessivamente “diagnosticati”, ma uniti da una temperatura comune. Alighiero Boetti era solito, in tutte le case abitate a partire dal 1972, da quella di Trastevere in poi, appendere ad una parete una serie di immagini, piccoli disegni di amici, fotografie e pagine di calendario, objets trouvés, sempre bidimensionali, che andavano a comporre un piccolo work in progress domestico probabilmente in grado di svelare non pochi segreti circala posizione poetica e le coordinate di pensiero

del grande artista torinese. Un gruppo di elementi con i quali familiarizzava, dove alcune icone entravano in top ten per qualche tempo per poi “passare in periferia”; un ambiente come metafora di un percorso umano: ogni individuo crea il proprio muro e lo riveste di ciò che ama, di appuntamenti, avvenimenti e cambiamenti. “Alighiero (…) in una ciai khana della valle di Bamyan dove il solo orpello del Location era un’immagine ritagliata da un magazine stile Paris Match appesa in un angolo basso e decentrato (…) radioso mi confidò il segreto a bassa voce...